Si è appena conclusa la prima giornata del Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni ed io riesumo il mio caro vecchio blog per narrare le vicende del mio concorso pianistico internazionale preferito (nonché quello più vicino casa). Da bravo appassionato, e lievemente fanatico, seguirò ogni singola prova del Busoni, utilizzando tutti gli strumenti critici a mia disposizione per farne un resoconto assolutamente e cocciutamente soggettivo.
Penso sia impossibile (se non criminale) nascondere in simile occasione il parere di chi scrive ed anzi, questo Diario dal Busoni nasce proprio per osservare da vicino il concorso ed i suoi concorrenti, tanto più che come ogni edizione ne ospitiamo una a casa. Non si stupisca il caro lettore, dunque, di vedermi scrivere in tono schietto e senza filtri!
Ma bando alle ciance e cominciamo con questo concorso, dunque. La mia prima giornata di Concorso Busoni si è rivelata a tutti gli effetti un buon inizio. Il livello dei sei candidati che si sono esibiti oggi, Florian Caroubi, Giorgio Trione Bartoli, Larry Weng, Hyoung Lok Choi, Dmytro Choni e Lukasz Krupinski (per quest’ultimo nome scopro la limitatezza della mia tastiera italiofona), è senza dubbio buono e i giovani musicisti si sono dimostrati molto diversi l’uno dall’altro.
Fra i candidati di oggi, la mia predilezione è andata senza dubbio all’americano Weng, all’ucraino Choni e al polacco Krupinski. Tre pianisti molto diversi, ma molto interessanti nel loro stile. Consiglio caldamente di andarsi a sentire le fiere e mature Ballate op. 10 di Brahms e magnificamente eseguite 10 variazioni su un Preludio di Chopin di Busoni di Weng, che spero di aver modo di ascoltare nella Settima Sonata di Prokofiev in Finale solistica. Molto buoni sono stati anche Aufenthalt di Schubert/Liszt, Hommage a Rameau e Mouvement dal primo volume di Images di Debussy e la Suite de danzas criollas di Ginastera, in cui Choni ha potuto mostrare la propria versatilità unita ad una solida tecnica, un fraseggio chiaro e ben condotto e una buona, anche se non incredibile, tavolozza timbrica. Molto buono lo Chopin di Krupinski, sia nell’ottima Barcarolle, di cui ha dato un’equilibrata, espressiva e ben curata interpretazione, che nella galante e leziosa, ma mai esagerata, Grande valse brillante op. 18.
Meno interessante ma tecnicamente impeccabile e dal suono limpidissimo l’esibizione del coreano Choi, distanziato espressivamente dal suo quasi omonimo Choni da ben più di una “n”. Buone le prove anche del francese Caroubi, cui è toccato il difficile compito di aprire, e dell’italiano Trione Bartoli, che però non sono riusciti a rimanere costanti nella costruzione dei loro archi espressivi e che, seppur in maniera molto diversa, non sono riusciti a far sgorgare da Henry (lo Steinway di Passadori) quel suono pieno e ampio che gli altri pianisti sono riusciti a creare.
Ma nonostante queste mie osservazioni, non c’è stata prova oggi che non avesse qualcosa da offrire, un’idea, una ricerca personale, uno stile.
E questo non può che farmi ben sperare in una ottima Sessantunesima Edizione del Concorso Busoni.