Diario dal Busoni: Al via le Finali solistiche

Con le due prove di ieri, alle 15 e alle 20, è proseguito il Concorso Busoni. Giunti ormai alle Finali solistiche, dai ventiquattro pianisti iniziali siamo arrivati ai dodici finalisti, di cui i primi sei si sono esibiti ieri. Questi sono Larry Weng, Dmytro Choni, HanGon Rhyu, Anna Geniushene, Daniele Paolillo e Madoka Fukami.

Visto che il tempo stringe e a breve si ricomincia, direi di lanciarci subito sui commenti.

L’americano di origini cinesi Larry Weng si è esibito con alti e bassi. Probabilmente per nervosismo la sua prova è stata purtroppo molto sporca tecnicamente, partendo da una Toccata, Adagio e Fuga di Bach/Busoni che è stata affrontata con fatica. Molto meglio la Sonata n. 30 op. 109 di Beethoven, in cui il pianista ha dato prova di avere moltissime idee e di saper costruire frasi magnifiche. Belli il suono ed il carattere, con momenti di vera poeticità nell’Andante cantabile e molto espressivo conclusivo. Buona la sua interpretazione del brano contemporaneodi Mason Just as the sun is always, che ha beneficiato della chiarezza e della luminosità di suono tipiche ti questo pianista. Interessante la Sonata n. 7 di Prokofiev, tecnicamente non sempre ben controllata, ma caratterizzata ad una notevole chiarezza formale, una concezione orchestrale delle linee e dei fraseggi (sempre ben condotti anche quando più spezzettati) e con un Precipitato finale non troppo veloce, ma con un vivace impulso ritmico. Molto americano.

Migliore la prova di Dmytro Choni, che da un punto di vista tecnico è stato quasi impeccabile. Dopo un bel corale Nun komm’ der Heiden Heiland di Bach/Busoni, il pianista ucraino ha proseguito con una Sonata HOB XVI:31 n. 46 di Haydn eseguita molto bene, ma dal suono un po’ pesante e un po’ carente nei guizzi divertenti. Molto bello invece, proprio queste caratteristiche, l’intenso secondo movimento. Ci siamo poi confrontati con un altro brano contemporaneo, che capiterà di ascoltare diverse volte in queste Finali solistiche: la Toccata Newen di Benzecry. Vero brano di virtuosismo, la Toccata è stata interpretata da Dmytro con tante note, molto veloci molto ben suonate. Sfumature timbriche, interesse di fraseggio e consapevolezza degli elementi sono stati abbandonati per dare al brano un carattere di percussivo primitivismo, indubbiamente efficace! Bene poi l’inizio di Les cloches de Geneve di Liszt, che però è sfuggito di mano nei più concitati momenti centrali ed è terminato senza riuscire a recuperare quel carattere elegiaco con cui Dmytro magnificamente aveva iniziato. Molto buona la Sonata n. 6 di Prokofiev, tecnicamente notevolissima e dal bel suono, anche se, devo essere sincero, un po’ noiosa, forse per l’eccessivo carattere romantico, il suono rotondo anche dove poteva essere più sferzante, il pedale un po’ pesante e, in generale, un’interpretazione che non ha portato grande motivo di interesse su una Sonata già molto eseguita e nota. Indubbiamente solido.

Il giovane HanGon Rhyu, appena diciottenne, è partito con un ottimo corale Ich ruf zu Dir Herr Jesu Christ di Bach/Busoni, dimostrando come il carattere un po’ statico e meditativo del corale fosse quello in cui più si trova a suo agio. Del brano contemporaneo posso dire un po’ poco, essendo io stato cooptato come voltapagine (guarda mamma, sono in diretta!). Ho potuto però osservare lo scrupolo con cui ha realizzato i difficili ed intricati passaggi, ma anche un certo schematismo che non ha aiutato il già squadrato Dramatis Personae di Lenot. Buona la Sonata n. 31 op. 110 di Beethoven, soprattutto nel primo movimento, dimostrando ancora il proprio carattere adatto alla dolcezza e alla morbidezza di attacco, con un tono mite che purtroppo non riusciva a scalzarsi di dosso nemmeno nei più vivaci momenti. Nonostante la buona cura, l’affermazione vitale nella conclusiva fuga è quindi rimasto molto nascosto. Buono il Carnaval di Schumann, anche se con qualche nota svizzera, ma insomma, da quanto detto finora si può desumere il carattere mancato anche del frizzante brano schumanniano. Particolare come questo ’99 non suoni affatto come un ’99.

La sera la prova è proseguita con Anna Geniushene, che si è confermata nella mia opinione come una delle migliori finora. Bellissimo il suo corale Ich ruf zu Dir Herr Jesu Christ, con grande cura e intima espressione, soprattutto nei due crescendo da brividi. Molto buono anche il carattere della Sonata HOB XVI:31 n. 46 di Haydn, che ha beneficiato del suono un po’ secco e ligneo tipico di questa pianista. Non sono mancati i guizzi ed il sincero divertimento per la sorpresa, dandone quindi un’interpretazione diversa e a mio avviso più funzionante rispetto a Dmytro. Meno riuscito Just as the sun is always di Mason, brano di cui la pianista russa non sembrava molto convinta, ma diverso il discorso per l’imponente Sonata n. 8 di Prokofiev (sì, in un giorno ci siamo fatti tutte e tre le Sonate di Guerra di Prok). Ho sentito voci discordanti, c’è chi preferisce Prokofiev più limpido e chiaro, come quello di Larry, c’è chi lo preferisce meno assordante: onestamente io l’ho adorato. La sua Ottava è stata variegata, ricca di momenti interessanti, non mi ha mai lasciato andare. Qualche imprecisione tecnica e qualche momento di maggiore caoticità (soprattutto nel finale purtroppo un po’ buttato) non le hanno evitato di essere l’unica finora ad essere riuscita a creare grandi tensioni, a far passare con maestria l’intensità da una frase all’altra e ad avere un respiro musicale tale da sapere sempre quando e come interrompere una sezione per dare spazio ad un’altra. Il suono tagliente e squadrato non le ha impedito di alternare ai momenti più percussivi quel mondo fantastico e surreale che è così tipico di questa Sonata, riuscendo a creare atmosfere sonore di grande suggestione, anche grazie ad una cura timbrica veramente ottima. Insomma, ho apprezzato, decisamente.

Meno interessante la prova di Paolillo, invece, devo ammetterlo. Confermando le impressioni avute in semifinale, il pianista barese ha faticato ad utilizzare l’incredibile suono che si ritrova per fini musicali che trascendessero il suo splendido cantabile, creando una prova che nonostante il repertorio è risultata molto monotona. Buone alcune cose della Didone Abbandonata di Clementi, interpretata però con gusto tardo romantico un po’ eccessivo; tecnicamente imprecisa ed immatura la Sonata in si minore di Liszt e soprattutto buttata la Toccata Newen di Benzecry. Ogni brano era immerso in un pedale lunghissimo un po’ di comodo e la tenuta del tempo è stata spesso instabile. Non sempre un suono bello, profondo e scuro basta a tenere in piedi un’interpretazione, purtroppo!

A continuare sul carattere monotono (per misurare i gradi di noia bisognava osservare la frequenza dello sventolamento Jorge Luis Prats) c’ha pensato la prova di Madoka Fukami, che nonostante un’ottima resa del brano contemporaneo Vexierbilder II di Pesson, eseguito a memoria (impressive!). La sua (troppo?) lunga prova è proseguita con una Sonata HOB XVI:50 ben realizzata e condotta, dal timbro chiaro ed equilibrato. Anche Miroirs di Ravel è stato ben confezionato, ma, a parte uno splendido Oiseaux tristes, la raccolta è apparsa molto distante, con poco carattere e senza concreti punti di interesse timbrico: insomma, per l’appunto molto confezionato. Ho apprezzato comunque la precisione e lo scrupolo, caratteristiche con cui è proseguito il terzo Ich ruf zu Dir di Bach/Busoni del giorno, che ha però sofferto molto il confronto con l’intima intensità di Anna e l’ampia cantabilità di Daniele. La pianista giapponese è invece un po’ crollata nella Sonata n. 5 di Skrjabin, che, oltre all’imprecisione tecnica, è tornata ad un carattere di monotonia. It’s roof time for De Maria, yeahhh! [cit. Sofia].

Insomma, siamo riemersi dal Conservatorio che erano le 23.40 quasi, stanchi, vagamente a forma di poltrona, ma comunque contenti. E chiudere in bellezza la serata, ci ha accolti una Anna Geniushene sufficientemente rilassata e sufficientemente brilla, mentre passeggiava ondeggiante per Piazza Domenicani con il consorte.

Bei momenti e buffi ricordi di questa splendida Sessantunesima Edizione del Concorso Busoni!