Diario dal Tchaikovsky: Primo giorno di Finali

10.45 The Courtyard, Mosca.

Ci siamo! Finalmente posso pubblicare delle Campane che non durino 4 ore da scrivere e 5 da leggere! Forse che questo significa che adesso arriverranno in orario in prima mattinata? Poveri illusi, se non mi prendo all’ultimo e non dimostro la mia incapacità di organizzazione della mia vita come posso rappresentare al meglio la mia generazione Millennials?

Dunque bando alle ciance e mettiamoci ad osservare la giornata di ieri ora, prima di fuggire dall’hotel per cercare infine di portare i miei omaggi a Skrjabin, dopo oltre una settimana che ci provo inutile (qui per visitare un Museo li devi pregare in dialetto osseta). Per poter far stare i sette candidati nelle tre giornate di Finali con orchestra, ieri sera si sono esibiti tre pianista, ciascuno con due concerti. Una prova, questa dei due concerti, che per me è e resterà ai limiti del surreale: eseguire, che so, il Secondo di Tchaikovsky e il Terzo di Rachamninov di fila, senza pause, come fece Geniusas quattro anni fa assume più il valore di una titanica sfida contro il destino che non un’occasione per valutare il musicista. Ma d’altronde questo è un concorso russo: forse la titanica sfida contro il destino è inevitabile. Oh beh.

Il primo ad esibirsi è stato Konstantin Yemelyanov sullo Yamaha, con Terzo di Prokofiev e Primo di Tchaikovsky. Il buon Yemilio, bisogna dirlo, non ha dato la sua prova migliore. Appesantito dalla stanchezza e da incidente avvenuto alle prove di quel pomeriggio (a quanto pare il pianista si è rotto un’unghia o tagliato sul mignolo destro, ouch), il pianista russo ha iniziato Prokofiev con un po’ di timidezza (sarebbe forse stato meglio iniziare con Tchaikovsky), mostrando una certa fatica che si tramutava in pesantezza. Timido anche nelle dinamiche, che sono rimaste piuttosto appiattite per tutta la prova, ma non male nel suono, sia per ricerca di timbri che per qualità. D’altronde avevamo già avuto modo di sentire il suo suono scuro e ruvido nelle prove precedenti, peccato che non sia riuscito ad adattarlo alle esigenze di Prokofiev e più di una volta il pianista non sia riuscito a ben stagliarsi sulla pesante orchestra. In generale il Concerto è apparso piuttosto sottotono, senza particolare energia o fantasia: meglio Tchaikovsky. Anche qui non si son fatti miracoli, ma l’esecuzione è stata meglio curata e più disinvolta, anche grazie ad un migliore utilizzo di quel suono scuro di cui sopra. Veramente molto bello il secondo movimento, con splendido carattere intimo ed elegiaco. Certo, ogni tanto i fraseggi (soprattutto in primo e terzo tempo) erano veramente sovraccarichi, tesi e contorti come quando ti scappa tantissimo ma sei bloccato in coda alle poste per altre due ore. Ecco, anche meno sarebbe bastato. In generale, nonostante l’apparenza negativa di questo paragrafo, il mio parere è ballerino. Non si può dire che Yemilio abbia suonato male, ma la sua esecuzione non era nemmeno entusiasmante e sembrava più concentrato sul portare a buon compimento la prova, che non sul fare musica. D’altronde, arrivati alla fine del lungo e stressante concorso, eseguire di fila di concerti in questo modo mette veramente a dura prova la resistenza del pianista.

Dura prova che il concorrente successivo ha fieramente superato: lo sapete, non mi ritengo un grande fan del pianismo di Dmitri Shishkin, ma ieri Shish ha dato veramente il meglio di sé. Partito con il Primo di Tchaik, il pianista ha saputo trovare sul suo Steinway un suono molto più netto e definito che l’ha aiutato moltissimo a rendersi sempre ben distinguibile dall’orchestra, mai sopraffatto dalla compagine. Il tempo più spedito ha aiutato il tono per la prima volta veramente appassionato ed energico. Da lui mi sarei aspettato un Tchaikovsky molto più brillantezza (che c’era) ed eleganza, ma invece ne ha dato un’interpretazione piuttosto energica e appassionata, anche se non è riuscito a bilanciare questo nuovo carattere con un legato ben appoggiato e un tocco che sapesse concedersi delle morbidezze fondamentali nel repertorio. Molto bene però il rapporto con l’orchestra, della serata Shish è stato l’unico a riuscire a costruire un buon dialogo con loro.

renzi-infinita
Madò le mie skill su Paint sono incredibili

Dopo un ottimo primo tempo, la batteria espressiva del pianista si è apparentemente esaurita e secondo e terzo movimento sono stati splendidamente realizzati, ma senza quello spirito musicale che, all’insegna di un’espressività piuttosto nervosa, animava le frasi del primo. Meglio il Terzo di Prokofiev: qui Shish ha potuto concentrarsi su quell’elemento meccanico che già avevamoi assaporato negli Studi op. 2. Certo, la palette timbrica è sempre abbastanza immobile e mancava quella caratterizzazione che passa dall’appassionato vibrante allo scuro grottesco, ma il suo Prokofiev è stata un’esecuzione veramente impeccabile, con una nitida precisione e un rigido controllo che avevano un che di entusiasmante. Non c’è che dire, il Concorso Tchaikovsky è stata una salita costante, da una prima prova piuttosto amorfa ad una seconda con elementi di interessi fino a questa trionfale Finale. Ormai se la gioca per il podio e vi giuro, se Shish arriva Primo metto come Immagine in evidenza dell’ultima Campana il meme di Renzi. Ecco, l’ho promesso.

 

A chiudere la serata di ieri (diamine che stanchezza) Tianxu An, il nostro amato Quinto Dan, che si conferma il candidato più gentile di tutto il Concorso (nonché l’unico che abbia dato i fiori al direttore d’orchestra). Non che ci aspettassimo la presenza di An in Finalissima: non riesco a cancellare la sensazione che il nostro karateka preferito si trovasse là soprattutto per il pianoforte che suonava, lo Yangtze River, e che il concorrente extra ammesso sia proprio lui. Ma non è questo il momento di fare complottismo, vediamo come ha effettivamente suonato il nostro An.

Quinto Dan
Cosa sarebbe la Campana senza le immagini by D’Orio?

In realtà l’inizio della sua prova è stato il teatro di un piccolo incidente: in teoria il pianista doveva iniziare con il terzo Primo Concerto di Tchaikovsky della serata. Ma per qualche ragione anche l’annunciatore si è sbagliato, l’orchestra aveva le parti di Rachmaninov (le Variazioni su un tema di Paganini) e sembrava ci fosse stato un cambio all’ultimo minuto. Peccato che quando l’orchestra ha attaccato le Rac-Paganini, il pianista sia andato nel panico più totale, aspettandosi probabilmente di iniziare con Tchaikovsy. Ecco, quel panico e quell’insicurezza hanno un po’ percorso tutte le Variazioni, non riuscendo il nostro Quinto Dan a riprendersi e a costruire una buona esecuzione, anche quando ormai lo shock dell’inversione doveva essere bello che passato. Bello però il finale. Meglio il pianista sul Concerto di Tchaikovsky, assolutamente non all’altezza di quello di Shishkin o anche di Yemelyanov (entrambi molto più solidi tecnicamente), ma dotato di alcuni buoni spunti. Il pianista cinese è bravo soprattutto a creare situazioni timbriche interessanti, a trovarse diversi suoni non sempre aiutato in realtà dal suo pianoforte, che ieri ha dato una prova non all’altezza del Concorso che lo ospita. Una cosa positiva di Quinto Dan, comunque, è che lui ci crede. Veramente. Si vedeva che ci metteva l’anima dentro e infatti alcuni punti (ad esempio le ottave dal terzo movimento) hanno saputo tirare fuori delle frasi musicali veramente espansive ed espressive. Peccato per l’assenza di dolcezza ed effusione, sia su Rac che su Tchaik, e una certa rigidezza difficile da scalzare, oltre ad un’evidente stanchezza. Sarà per la prossima volta, Quinto Dan, hai altri quattro anni per allenarti sotto una cascata.

Ultima menzione va all’orchestra: la State Academic Symphony Orchestra of Russia “Evgeny Svetlanov”, guidata dal suo direttore ospite principale Vasily Petrenko, non ha dato una prova all’altezza del Concorso. Io non so che succeda con le orchestre ai concorsi pianistici: il Tchaikovsky 2019 ha totalizzato ben oltre i dieci milioni di visualizzazioni su Medici TV, da quando è iniziato. Stiamo parlando di uno dei massimi appuntamenti musicali al mondo, che avviene una volta ogni quattro anni. Eppure un’orchestra russa che può vantare Jurowski come direttore musicale fa fatica ad eseguire con disinvoltura il Primo di Tchaikvosky e costringe il suo direttore a dover correggere il solfeggio di alcune battute del Terzo di Rachmaninov (ops, spoiler). E Petrenko è un direttore di ottimo livello, ma anche lui è apparso seguire poco i musicisti e faticare a trovare un gesto diverso, che sapesse adattarsi meglio alla varietà di caratteri e di idee che i candidati mettevano sul piatto. Per carità, il suonone sui tutti è ottimo, ma anche grazie tante, a suonar bene nel fortissimo son veramente bravi tutti. Quando però la sezione dei violoncelli si trovava ad eseguire l’espressivo tema dal Terzo di Prokofiev, beh, era da mettersi le mani nei capelli. Una menzione d’onore invece al timpanista, che ha veramente fatto miracoli, e agli ottimi violini (ambo le sezioni), solidissimi e compatti. Bene, è ora di chiuderla prima che diventi una delle mie solite recensioni. Ieri ci siamo un po’ scaldati, oggi iniziamo davvero con i musicisti che mi hanno entusiasmato in quel glorioso secondo giorno di Quarti di Semifinale: Kantorow e Melnikov oggi, Mao e Broberg (lui dal terzo giorno in realtà) domani. E la sfida è ancora tutta da vincere.

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