Diario dal Tchaikovsky: Er Titano

10.42 The Courtyard, Mosca

Secondo giorno di Finali. In teoria questa giornata dovrebbe durare considerevolmente meno di ieri. Insomma, due candidati al posto di tre significa due interi concerti per pianoforte e orchestra in meno. E un intervallo da trenta minuti in meno. Dai che oggi riesco a cenare ad un orario decente!

Forse dovevo ricordarmi chi erano i concorrenti della prova e quali concerti avrebbero portato. Alexey Melnikov ha attaccato per primo sullo Steinway, con il Primo di Tchaikovsky. Fin da subito il suono è apparso ampio ma definito, molto proiettato in avanti e ben calibrato con l’orchestra. C’è a chi in sala questo non è piaciuto, chi l’ha trovato eccessivo, poco funzionante. A me è piaciuto assai, pur non essendo debordante e massiccio, il suono era ben scolpito e animato da ottimo respiro musicale, che si è manifestato nei rubati ben condotti e non eccessivi. Ciò che era eccessivo era a volte il fraseggio: pur senza raggiungere le smorfie di Yemelyanov, mancava a volte chiarezza nei collegamenti e le linee apparivano in alcuni casi forzate in una ricerca di espressività poco sincera. Ma eccetto questo (che è avvenuto in realtà solo in pochi momenti) il primo movimento è stato il mio preferito tra quelli finora sentiti, non impeccabile tecnicamente ma finalmente con un po’ di ricerca. Secondo movimento meno soddisfacente: ancora nessuno è riuscito a creare la dolce innocenza di quel tema (e ancor più degli accompagnamenti leggeri al pianoforte) come Yemelyanov. Terzo movimento meglio, mancava la brillantezza tecnica di Shishkin, ma c’era una ricchezza dinamica ben maggiore. Peccato per gli accenni di stanchezza, che hanno portato un po’ ad appiattire il carattere danzante proprio laddove sarebbe servito più sgargiante. Ma finora nessun concorrente mi ha ancora convinto su questo terzo tempo. Certo è che attaccare il Terzo di Rachmaninov dopo il Primo di Tchaikovsky si fa complesso. Il Rac3 è andato, direi, abbastanza bene. Purtroppo fin da subito è apparso uno dei problemi del pianista, già emerso nelle due prove precedente: corre. Dopo un primo fraseggio non fortunatissimo, con l’entrata dell’orchestra il pianista ha ingranato la quinta, buttato giù l’acceleratore e l’orchestra chi l’ha più vista? Dopo un po’ di esuberanza, comunque, il pianista ha saputo ricomporsi e regalare un Concerto piuttosto convincente: il suono scuro e a volte un po’ ruvido qui era davvero perfetto. Peccato davvero per la stanchezza, che ha tolto convinzione ed energia drammatica ai punti più tesi e imponenti, ma nonostante la tirata Melny è sempre riuscito a domare l’orchestra, riuscendo al contempo a concedersi degli splendidi respiri musicali, soprattutto nei punti appassionati o più lirici. Bene la chiusa del terzo tempo, pur senza trovare quella maestosa profondità di suono è riuscito comunque a concludere con successo e senso musicale la sua prova. Potrebbe non bastare per il podio, ma basta per sicuramente per dimostrare il musicista che è.

Purtroppo devo ammetterlo: la sua prova è letteralmente impallidita, se confrontata con quella che l’ha seguita. Alexandre Kantorow, Secondo di Tchaikovsky e Secondo di Brahms. Di fila. Ci sono sfide che un musicista si pone consapevole del rischio: o la va o la spacca. E Kantor va. Il suo suono non è nitido e distinto come quello di Melny e per poter passare sull’orchestra ha parzialmente abbandonato il suono che si era costruito per le due prove solistiche sul suo Kawai, passando qui ad un suono più brillante sullo Steinway, ma ciò che questo ventiduenne francese ha realizzato su due dei concerti più imponenti e complessi del repertorio pianistico è veramente prodigioso. Ottimo il rapporto con l’orchestra, finalmente destatasi dal suo torpore per il Secondo di Tchaikovsky, splendido il fraseggio, abilissimo nel trovare una caratterizzazione ad ogni elemento. Kantor si chiede “Perché?” quando suona. Il suo modo di gestire il discorso musicale riesce ad essere elastico e teso, un po’ come avevamo sentito nella Seconda di Brahms, senza mai esagerare, mantenendo sempre un buon gusto veramente sublime, il tutto supportato da mezzi tecnici adatti a far risaltare delle idee musicali ben studiate e preparate. Se si vuole fare il pelo nell’uovo di questo rapsodico Concerto, si potrebbe dire che di più avrebbe potuto osare in primo e terzo movimento come dinamiche e suono scuro, ma ciò che non erano i fortissimo erano i bellissimi piano e pianissimo che sono stati la prima boccata d’aria in due giorni di prove. Spettacolare la cadenza, con dei crescendo condotti con immenso desiderio erotico, e splendida anche la serenità del secondo movimento, realizzato con una sobria cantabilità beethoveniana. Splendido l’inizio del terzo movimento, con cambio d’umore e suono perfettamente riuscito, dal funzionante impulso ritmico e sempre un tutt’uno con l’orchestra: l’unico a seguire ed ascoltare veramente il gesto del direttore o il respiro dei musicisti intorno a lui. Non a caso il beffardo francese dalla faccia da sberle s’è scelto due concerti dallo spirito estremamente cameristico. Ma questo dialogo non ha smorzato l’energia profusa a piene mani nel Concerto, al punto che verso la fine di Tchaikvosky mi son seriamente chiesto se ce la facesse ad arrivare vivo fino alla fine di Brahms.

Sì, ce la fa.

Kantorow by D'Orio
Pic by D’Orio

Dopo aver meditato l’assassinio del primo corno per quell’ignobile primo solo (nessuno mi avrebbe criticato se l’avessi fatto.), ho potuto godermi l’intelligenza musicale di Kantorow. Il suono non immenso ma comunque più scuro ed appoggiato di Tchaikovsky ha lasciato spazio ad una maggiore severità tedesca, sebbene lo spirito francese del beffardo Kantor sia rimasto ben chiaro dall’inizio alla fine del concerto. In questo Brahms è continuato quel magnifico dialogo con l’orchestra iniziato con Tchaikovsky, nonostante orchestra e direttore abbiano dato veramente filo da torcere a quasi tutti i pianisti (c’è gente finita in Siberia per molto meno dell’intonazione dei corni). Il primo movimento dal sinfonico concerto brahmsiano è stato forse quello che mi è piaciuto di meno, che avrebbe beneficiato di una maggiore verticalità polifonica e maestosità sonora, ma il per fraseggio e bellezza di suono eravamo veramente su livelli altissimi. Semplicemente meraviglioso il secondo tempo, forse un po’ pesante, ma con un bel suono scuoro e dalla tesa espressione musicale: c’è una costruzione drammaturgica del discorso musicale che mostra al contempo il naturale talento del musicista e la solida preparazione dell’insegnante. Superbo il secondo tempo, in cui nelle parti più delicate Kantor ha davvero trovato una dolcezza espressiva meravigliosa, capace di esprimersi anche nei delicati accompagnamenti ai temi realizzati dall’orchestra. Molto bene il collegamento con il quarto movimento, dal tono gioco e più capriccioso che scherzoso. Qui veramente non volevo credere alle mie orecchie. Era oltre un’ora e un quarto che il pianista suonava: non un dubbio, non un’insicurezza, non un momento in cui interrompesse la concentrazione o la conduzione del respiro musicale. Questo è ciò che mi ha impressionato di più. Farcela con le mani lo posso capire, tanto allenamento, abilità nel suonare senza tensioni nervose, sapere come e dove poter riposare. È una questione di resistenza fisica, ci si allena. Ma mantenere una totale immersione nel discorso musicale in modo che quello non accusi mai alcun segno di stanchezza e riesca sempre a mantenersi fresco e spontaneo, sempre ben pensato drammaturgicamente, sempre efficace nei climax, sempre vivo insomma, ecco questo è prodigioso. Per carità, la testa è un muscolo e si allena anche quella, ma la sensazione di star assistendo a qualcosa di incredibile non te la cava nessuno. E quel quarto movimento lo era davvero, incredibile. Si potevano curare meglio alcuni dettagli di un paio di fraseggi e forse il finale poteva essere più brillante ed esplosivo, tiè. Questo è letteralmente tutto ciò che riesco a dire. Per il resto di fronte ad una simile e titanica prova mi taccio: questo secco ragazzo francese si è veramente guadagnato il titolo di Er Titano.

Spero ora che una prova simile (unita alle ottime prove precedenti!) gli valga il podio. Alexandre Kantorow ha ancora da crescere, come ci si può aspettare da un ventiduenne, ma è già un musicista vero e son piuttosto sicuro che il futuro gli riserverà le occasioni artistiche che merita.

 

 

Noi, nel mentre, ci rivediamo domani, con un po’ di malinconia. Oggi ultimo giorno di Tchaikovsky, domani ultima Campana. Ma sono contento di star finendo queste mie giornate russe con questa musica, con questi pianisti, con questa sincera emozione che deriva dal sapere di esserci, di star scoprendo tutto ciò passo per passo mentre si crea, mentre nasce. E di questo non potrò mai essere grato abbastanza.

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